Riccardo Leonardi lo ha visto per noi e ce lo racconta
I tre quadri ideati da Jiri Kiliàn, molto diversi fra loro ripercorrono lo stile tipico di questo coreografo, sviluppandosi in direzioni differenti e molto contrastanti.
Stamping ground, ispirato alle danze ed al linguaggio corporeo delle popolazioni aborigene dell’australia settentrionale, riprende tutte quelle dinamiche tipiche della danza tribale e le trasforma in tecnica ed espressività, utilizza il silenzio e lo trasforma nel sordo rumore del corpo che guizza sullo spazio scenico, utilizza le percussioni e le trasforma in movimenti piccoli e precisi, nel tic-tac di un orologio, in uno squillo, in un ronzio.
Petite Mort si muove su un piano diverso. Il corpo maschile sviluppa i propri movimenti attraverso l’uso del fioretto, arma sinuosa, flessibile ed aggressiva. Il corpo femminile si muove all’interno di un abito rigido che scivola fluido all’interno della scena, nascondendo o rivelando a tratti la grazia e la sensualità del corpo stesso. La coreografia si evolve ogni volta che i due corpi si incontrano, quando la musica di Mozart accompagna la tipica dialettica del passo a due, inteso come uno scambio, ma anche come un’eterna lotta fra maschile e femminile.
Sinfonietta conclude con un respiro più ampio e solenne. Le trombe e i fiati di una musica che ricorda quasi la “caccia alla volpe”, seguono incalzanti la danza atletica e scattante, la tecnica impeccabile, la sincronicità dei ballerini della compagnia. Una performance che riesce sapientemente a fondere uno stile neoclassico alle intuizioni coreografiche care a Kyliàn.
|