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Icaro Esiste!
Volano leggere le ali del gabbiano Jonathan Livingston, nel nuovo, bellissimo spettacolo dei Kataklò

Quanto è bello andare a teatro e vedere qualcosa che ti soddisfa! Purtroppo è sempre più una rarità, ma quelle poche volte che succede si rimane sbalorditi dallatempesta emozionale che siscatena; quasi commossi ci si rende conto di aver creato una specie di «dialogo» con chi sul palco ha voluto regalare qualcosa e compiere il ciclo vitale di ogni spettacolo: mostrarlo ed emozionare.
Questo è quello che succede andando a vedere Livingston - Oltre i limiti del gruppo di ginnasti-ballerini dei Kataklò: già in passato avevano dato segno delle loro capacità, eppure questa volta sono riusciti veramente a sganciarsi dai loro limiti, esattamente come cita il loro sottotitolo.
Si allontanano dal cosiddetto teatro-danza ma anche da tutti quei movimenti che hanno voluto portare la ginnastica sul palcoscenico,cercando un nuovo modo di sfruttare e valorizzare le loro abilità, staccandosi dall'esercizio «fatto bene» e fine a se stesso per dargli semplicemente un «perché», e facendogli acquisire così un significato profondo, che crea delle sensazioni quasi indescrivibili.
Questo nuovo concetto nasce dalla proposta, decisa e seria,al gruppo, di Andrea Pozzoli (leggi l'intervista) che cura le musiche e i testi, e se questo è il frutto dellaloro prima collaborazionec'è da ben sperare per il futuro.
Partendo da un testo letterario mitico e nei cuori di tutti, nonostante la Chiesa abbia voluto diffamarlo inutilmente come spesso accade, Ilgabbiano Jonathan Livingston, con tutta la sua ricerca evolutiva e il suo coraggio per realizzarsi, i Kataklò interpretano a loro modo le parole del libro ma questa volta con il loro linguaggio fatto di muscoli in tensione, figure che sfidano la legge d gravità e movimenti armonici che planano lenti e delicati.
Chi conosce il testo originario ritroverà tutto quello che già conosce, ma con una notevole facilità di comprensione, quasi disarmante, anche se in maniera differente dal solito. Con pulizia e immediatezza, tutto è assolutamente come lo si è immaginato leggendo ma con un linguaggio che va veramente al di là della nostra fantasia; si viene accompagnati in una nuova visione che va a stimolare e ad accrescere il nostro spirito.
Tutto sembra perfetto, al punto da chiederci come è possibile,ogni singola parte si sposa a meraviglia con l'altra; le coreografie e la regia di Giulia Staccioli (leggi l'intervista), con le musiche di Andrea Bozzoli, vivono un'armonia particolare quanto difficile da trovare, dove sonorità crude e a tratti selvagge giocano con gesti aggraziati e precisi.
Le scene di Elisabetta Gabbioneta sono inevitabilmente funzionali alle performances del gruppo ma al tempo stesso fanno subito intuire alcuni passaggi della drammaturgia: ad esempio la struttura più piccola lontana da quella grande, dove si compionole evoluzioni del protagonista.
I costumi di Brunella Cosenza evidenziano il carattere scelto per questa produzione, abbandonando una visione più frivola e cercando un'impronta più forte. Alla fine entrambi non fanno altro che mettere ancora più chiarezza in qualcosa che già è limpido.
Tutto questo prende vita e forma grazie prima di tutto a Davide «Mitch» Ramaioli, se vogliamo «l'attore protagonista», statuario e al tempo stesso delicato a tal punto di dare la sensazione di volare veramente; compie tutto con una facilità e purezza tali che sembra si libri in volo: Icaro esiste!
Assieme a lui un gruppo di artisti di pari livello e rispetto, senza loro il lavoro del primo ne sarebbe comunque compromesso perché è il gruppo la vera forza, e sono: Irene Germini, Maurizio Colucci, Davide Agostini, Stefano Pribaz, Marco Zanotti, Gabriele Zeppa, Maria Agatiello, Ilaria Lavagna, Eleonora Di Vita, Marino Valentina e Giulia Piolanti.
Apre lo spettacolo un brano tratto dalla commedia Gli uccelli  di Aristofane, con la voce di Claudio Bisio, delicata dicotomia tra la natura umana e la stirpe degli uccelli, la prima incapace di volare, la seconda così vicina agli dei e in questo caso i Kataklò sono veramente la razza vicina al cielo in tutti i sensi.
«Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall'una all'altra punta delle ali, non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero».

Kataklò - Livingston - Oltre i limiti

 

Kataklò - Livingston - Oltre i limiti

 

Kataklò - Livingston - Oltre i limiti

 

Kataklò - Livingston - Oltre i limiti

 

Kataklò - Livingston - Oltre i limiti

Articolo di Davide Garattini - Foto di Luigi Condrò
 
In collaborazione con la rivista Muiscal! La Rivista
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