In questa nuova creazione, che costituisce la terza parte di una trilogia cominciata con Nomade, la nebbia diventa il fulcro dello spettacolo: una nebbia in cui tutto diventa possibile, e in cui la realtà si trasforma in sogno.
Come afferma Daniele Finzi Pasca: “In Nomade guardiamo verso l’alto per scoprire che, di notte, il cielo è infinito, mente in Rain una pioggia di libertà nostalgica si riversa su di noi; ora, in Nebbia, il cielo calerà come un mantello per coprire le nostre spalle e proteggere i nostri sogni”.
Ci sono nebbie spesse e profonde come ubriacature.
Si perdono i punti di riferimento; restano solo i lampioni, pallidi riferimenti, isole di luce. L’orizzonte si scioglie e sembra che il mare possa iniziare tra due passi.
Nella Pianura Padana la nebbia è un’avventura. Da bambini, quando andavamo a trovare i nonni, sapevamo che tutta la strada, le case davanti al balcone del salotto e il mondo intero potevano sparire prima della notte.
Il cielo scendeva basso e ogni suono sembrava una piccola allucinazione.
Paolo, che era un mio compagno di scuola, aveva una conchiglia che ci si sentiva il mare dentro. Casa di mia nonna aveva un davanzale che quando c’era nebbia ci si potevano immaginare i transatlantici passare.
Nella nebbia non ci si perde, si fanno solo incontri strani e non sono miraggi, non sono allucinazioni. Nella nebbia la realtà si trasforma in sogno, o forse non si trasforma, ma semplicemente, si presenta come tale. Tutto diventa possibile, anche se non hai fantasia tutto diventa possibile. Sul balcone di mia nonna ho creduto di intravedere cammelli e deserti, sirene, lo zio tornare dalla guerra e poi un circo e poi mi sono visto pure io diventato grande sfrecciare con una macchina rossa.
Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Ero a teatro quando l’ho sentito dire la prima volta e poi ho capito perchè alcuni amano la nebbia e altri non sanno nemmeno cosa voglia dire perdersi per trovarsi.
Questo spettacolo è una metonimia, una parte, una scaglia, un atomo per raccontare il tutto. Una sola frase per testimoniare l’amore per un autore. Siamo fatti della stessa sostanza che i sogni. Il mio viaggio inizia con un mare che dista trecento chilometri ma con la nebbia che viene a lambire il cancello del cortile. Inizia con una ragazza bella come una vicina di casa, con degli incappucciati che tornavano sbronzi dal carnevale, con una donna nuda che tutti giuravano di aver visto passare cavalcando un elefante. Inizia esattamente dove ogni sogno sembra andare a finire e finisce dove potrebbe iniziare un prologo, con una frase che rivelerà la ragione per la quale amiamo, del teatro, i suoi paradossi e i suoi misteri.
Nella nebbia la realtà cambia forma e le nuvole basse ci trasportano verso l’alto, verso il cielo. Pirandello perse la madre e in quel suo tempo le notizie ci mettevano settimane prima di raggiungere un parente. Pirandello continua a pensare a sua mamma, a pensarla viva prima di ricevere la lettera dove gli viene annunciata la sua morte. Pirandello rifletterà sulla morte in un breve dialogo con la madre. Chi muore quando uno muore? Chi resta quando uno parte? Una riflessione contenuta in una lettera che sarà un’altro spunto per questa mia creazione.
Se in Nomade si guardava verso l’alto per scoprire che è il cielo la notte più grande, e in Rain dal cielo ci pioveva addosso una nostalgica libertà, in questa nuova creazione, il cielo scenderà come un mantello a coprirci le spalle, a proteggere i sogni.
Ma ci sarà del Circo, ci saranno dei clown, ci farete ridere e piangere? Certamente. Ci sarà pure Shakesperare o almeno il suo fantasma e i suoi giochi del teatro nel teatro, con i suoi attori clown. Ci saranno le storie del quartiere dove sono nato, ci sarà un tempo sospeso, buffo, tragico, surreale.
www.TeatroArcimboldi.it - www.MySpace.com/TeatroArcimboldi