Toc Toc - A Time for musical!
Il nuovo musical di Manuel Frattini

Toc Toc - A Time for musical!
 
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Toc Toc - A Time for musical!

Toc, Toc? Avanti!

Alla porta del Teatro Ventaglio Nazionale di Milano bussa lo spettacolo Toc Toc a time for Musical e noi aggiungiamo «per fortuna gli è stato aperto»; entra con una ventata fresca che spazza via, con euforia e giovinezza, alcune ragnatele lasciate dalle precedenti programmazioni. Senza nascondersi dietro ad un dito, ci viene presentata una storia molto semplice, che in realtà è più un pretesto per unire tutte le scene, piccoli sketches che determinano il ritmo rendendolo dinamico e coinvolgente. In un momento come questo dove lo «spettatore-zapping» si diffonde a macchia d'olio, tralasciando spettacoli interessanti per spettacoli modaioli, questa scelta di frammentazione è una trovata più che giusta e da non sottovalutare.
L'intera produzione punta decisamente sul «divertimento», a volte elemento mancante in un genere di teatro che erroneamente è nato proprio come diversivo; in un periodo storico come questo, carico di pensieri negativi, uscire da uno spettacolo con serenità e il sorriso sulle labbra è sicuramente un grande merito.
L¹energia è palpabile, con ritmi frenetici e un bombardamento di numeri di forte impatto, dove, in tutti i sensi, il padrone di casa e il trascinatore è un Manuel Frattini in grandissima forma; ormai definirlo «un folletto» non basta anche se rende perfettamente l'idea della vitalità di questo incredibile artista, completo come pochi nel nostro paese, che impressiona per la quantità e la qualità di «perle» che regala al pubblico, passando da pezzi celebri del musical a momenti inediti e magici.
Conoscevamo il momento con «la pianta carnivora» della Piccola Bottega degli Orrori o con «il pianoforte» di Un Americano a Parigi ed è sempre bello rivederli come se fosse la prima volta ma, oltre a questi celebri attimi, altri hanno il potere di trasportare chi osserva in un altro mondo, come per esempio quello dedicato alle favole dove personaggi del mondo infantile si muovono in un mix di melodie disneyane; oppure la scena dei primi passi di danza del protagonista dove la passione per il Tip Tap si contrappone alla rigidità dell'insegnamento della danza classica.
Tutto questo, più altro, è una scelta in realtà ricca di insidie proprio perché «la banalità» è sempre in agguato, una difficoltà in cui molti cadono ma che viene scavalcata con successo. Sarebbe stato facile effettuare delle scelte «banali», invece tutto viene eseguito cercando di sorprendere chi osserva, proponendo cose che già si conoscono con un occhio diverso; forse questo è un po' il carattere di tutto questo lavoro e in un mondo dove si fa fatica a cambiare o a rinnovarsi è troppo bello sedersi e rimanere stupiti.
Dopo una importante parentesi nel mondo di Collodi, Frattini si toglie il naso finto per buttarsi a capofitto verso qualcosa che lo lascia più libero e forse più personale e tutto questo, senza togliere niente alle precedenti esibizioni, si vede: il pubblico viene letteralmente travolto.
Innegabile che Manuel Frattini sia effettivamente il perno su cui si basa tutto lo spettacolo ma prima di tutto va precisato che non stiamo parlando di un'autocelebrazione e in secondo luogo va considerato che chi lo affianca non lo fa passivamente ma partecipando attivamente a questo turbinio di attimi coinvolgenti.
Da tempo Mauro Simone non è «una scoperta» ma una vera certezza; già con Lucignolo aveva mostrato le sue doti, questa volta oltre che sul palcoscenico lo dimostra anche dietro le quinte; e se qualcuno della stampa «togata» non capisce tutto questo probabilmente dovrebbe imparare ad osservare con attenzione.
Le sue capacità sul palco già le conoscevamo, come artista non si discute, ma questa volta crea personaggi nuovi e facendo un passo in più, irriconoscibile ed esilarante soprattutto nel primo atto. C¹era molto curiosità sul suo approccio alla regia e come primo lavoro c¹è da essere contenti; oltre che dare ottime garanzie per il futuro, c'è molta consapevolezza del mestiere e delle proprie capacità, molta sincerità d¹intenti e voglia giovane di svecchiare qualcosa che troppo spesso è in mano a personaggi cerebralmente polverosi e datati; l¹onestà non manca e l¹umiltà nemmeno, mischiando tutto questo con tanta buona volontà e gioia; ci troviamo davanti ad un lavoro non perfetto, ma sarebbe impossibile il contrario, con indubbi spunti interessanti e molteplici problemi risolti con efficacia, anche se è innegabile la presenza di alcuni spigoli da smussare, ma siamo sicuri che la voglia di farlo non manca e il coraggio di affrontare la fatica neppure.
Bravo e divertente Angelo Di Figlia che dimostra di maturare e prendere dimestichezza con lo spazio scenico; sicuramente più azzeccato il personaggio del «regista» nel secondo atto rispetto al primo e se qualcuno lo trova fuori luogo e troppo esagerato, per noi è proprio così che invece va fatto;  in effetti che senso avrebbe contenersi in un contesto del genere, sposiamo a tutti gli effetti queste esagerazioni perché come dice il suo personaggio «Šsiamo in teatro e se non esageriamo qui dove lo facciamo?».
Leggermente meno centrato lil versante femminile che richiederà una lavoro più accurato e seguito. Probabilmente nel momento in cui acquisteranno più sicurezza l'intero spettacolo decollerà ancora di più, ma per il momento alcuni tasselli sono deboli.
Lena Biolcati ha una voce che incanta ma pecca nella parte recitativa, poco inserita nelle caratterizzazioni del resto del gruppo, al contrario Alessia Duca mostra buone doti attoriali ma il canto e il ballo non mantengono la stessa potenzialità. Discorso differente è da fare per Lynn Jamieson sicuramente brava in tutto:  osservandola c'è però qualcosa che non convince appieno, forse i numerosi personaggi che interpreta sono così tanti che non ha avuto ancora il tempo di «indossarli» del tutto.
Le coreografie di Gilliam Bruce sono una pura forza «demolitrice» tra tecniche conosciute e precise con contaminazioni di qualcosa di più tribale e animalesco; impossibile restare fermi con i piedi, anche per chi sta seduto in platea, ma ancora più impossibile il non sognare di diventare dei ballerini di Tip Tap, adrenalina allo stato musicale. L'intero corpo di ballo compie una mole di lavoro tale che fa restare stupefatti ed il minimo che si può fare è citarli: Marta Belloni, Nicola Berrettoni, Andra Borin, Andrea Cerchia, Valentina Corrao, Noemi Garini, Sonia Moscatelli, Valentina Piccione, Antonio Santandrea e Ilaria Suss.
Scelte apparentemente differenti per le scenografie di Massimo Falsetta Spina affiancato dallo stesso regista e i costumi di Paola Brunello, anche se entrambe manifestano lo stesso stile. Effettivamente ci troviamo davanti da una parte una scena molto funzionale quanto fissa, sostanzialmente formata da porte gigantesche coloratissime e completamente sformate, dall¹altra una quantità di cambi di costume, scelta di tutto rispetto che rende questa produzione agile agli spostamenti.
La direzione musicale di Giovanni Maria Lori segue la linea dello spettacolo, e non potrebbe essere altrimenti; firma anche i brani inediti con Marcello De Toffoli, affiancati da Stefano D'Orazio per quanto riguarda le liriche; un buon amalgama che crea canzoni orecchiabili e spensierate, oltre ad essere elemento fondamentale per tutto quello che abbiamo scritto precedentemente.
Ricordiamoci che «la Musica» è il primo elemento che rende tutto questo realizzabile, trascorrendo dalle emozioni di chi sta in platea alle passioni di chi sta sul palcoscenico, unendo le vite di  tutte come un filo invisibile.

Articolo di Davide Garattini
In collaborazione con la rivista
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